SLA – Stereolitografia

La Stereolitografia (SLA) è una tecnologia di stampa 3D che solidifica resine fotopolimeriche tramite un laser UV, offrendo altissima definizione superficiale e dettagli fini, ideale per prototipi estetici e modelli master.

SLA – Stereolitografia

Cos’è la Stereolitografia

La Stereolitografia è una delle prime e più diffuse tecnologie di stampa 3D a resina. Il suo funzionamento si basa sulla fotopolimerizzazione, un processo in cui un laser UV solidifica selettivamente una resina liquida fotosensibile, creando il pezzo strato dopo strato. Il processo avviene in questo modo:

  1. Una vasca viene riempita con resina liquida fotosensibile.
  2. Un raggio laser UV disegna il primo strato del modello sulla superficie della resina, indurendola solo nei punti desiderati.
  3. La piattaforma di stampa si sposta di una frazione di millimetro, permettendo la formazione dello strato successivo.
  4. Il processo si ripete fino al completamento del componente.
  5. Al termine, il pezzo viene lavato per rimuovere la resina residua e sottoposto a una polimerizzazione finale (post-curing) con luce UV, che ne aumenta la resistenza meccanica.

Perché sceglierla

La tecnologia SLA è apprezzata per la sua capacità di realizzare componenti con elevata precisione, superfici estremamente lisce e dettagli molto fini, caratteristiche che la rendono ideale per prototipi funzionali, modelli estetici, dispositivi medicali, gioielleria, odontoiatria e applicazioni industriali dove la qualità superficiale è fondamentale.

Applicazioni tipiche

L’SLA dà il meglio dove serve un dettaglio fine e una finitura estetica curata. I campi d’elezione sono l’odontoiatria (modelli e mascherine), la gioielleria e i modelli per fusione a cera persa, i prototipi estetici e i modelli di presentazione, e i master per la realizzazione di stampi in silicone. In generale, ogni contesto in cui la fedeltà geometrica e la pulizia superficiale contano più della resistenza meccanica o della velocità di produzione.

Materiali stampabili

Domande frequenti

Quando si sceglie l'SLA?

Quando servono superfici lisce e dettagli molto fini, ad esempio per prototipi estetici, modelli di presentazione o master per stampi in silicone.

Che post-trattamento richiede un pezzo stampato in SLA?

Serve sempre. Appena estratto, il pezzo è ricoperto di resina liquida e va lavato in alcol isopropilico (o in un detergente dedicato), poi asciugato e sottoposto a post-cura sotto luce UV per raggiungere le proprietà meccaniche finali. Solo a quel punto si rimuovono i supporti e si rifiniscono i punti di attacco.

Quali resine si possono usare e che limiti hanno?

Esistono resine standard per prototipi estetici, resine tough/durevoli più simili all'ABS, castable per fusione a cera persa e resine tecniche specifiche. Il limite comune è che i pezzi SLA restano più fragili dei termoplastici e tendono a ingiallire e infragilirsi con l'esposizione prolungata ai raggi UV: sono ideali per prototipi e master, meno per componenti funzionali destinati a lunga esposizione solare.

Che precisione dimensionale e che dimensioni massime aspettarsi?

L'SLA è tra le tecnologie più accurate: tolleranze tipiche nell'ordine di ±0,1–0,2 mm su pezzi piccoli e dettagli fini ben definiti grazie al punto focale continuo del laser. Il volume di stampa dipende dalla macchina; per pezzi più grandi del piatto si ricorre alla stampa in più parti da incollare, cosa comunque agevolata dalla stabilità dimensionale del processo.

Perché scegliere l'SLA rispetto all'FDM?

Per finitura e dettaglio. L'FDM lascia le righe di deposizione strato su strato ed è più adatto a pezzi funzionali economici; l'SLA parte da resina liquida e restituisce superfici lisce e geometrie fini che con l'FDM non sono ottenibili, al prezzo di un post-trattamento obbligatorio e di una maggiore fragilità del pezzo.

Ultimo aggiornamento: 10/06/2026